Niente Stalking Con Le Email

Il web pullula da tempo di questi titoli sensazionalistici, secondo i quali la Cassazione avrebbe escluso categoricamente che l’invio ripetuto di email dal contenuto offensivo o minaccioso possa integrare il delitto di atti persecutori.

Ma è veramente così?

La Suprema Corte già nel “lontano” 2010, con la sentenza 32404, aveva stabilito che lo stalking non solo si realizza tramite invio di sms ed email, ma anche di messaggi di posta privata sui social network (nello specifico, Facebook).
La sentenza che sembra capovolgere questo assunto è la 44855 del 2012. Ad una prima lettura sembra escludere la configurabilità delle molestie tramite invio di messaggi di posta elettronica. Ma in realtà le “molestie” in questione non sono quelle dell’articolo 612-bis del codice penale, bensì quelle dell’articolo 660 del codice penale, che in una busta da lettera, che è anche l'icona delle email, raffigurata con linee vettoriali che ne simulano il movimentobase alla lettera della legge possono essere realizzate esclusivamente “col mezzo del telefono”!
Pertanto i giudici di legittimità hanno escluso il reato nel caso di specie, non potendo estendere il concetto di “telefono” fino a ricomprendere quello di “computer” in virtù del divieto di analogia in materia penale sancito dall’art. 14 prel.

In sostanza il ragionamento della Corte si basa sull’assunto per cui le email possono essere lette solo tramite un pc: considerazione, questa, che rivela l’assai scarsa dimestichezza degli ermellini con le nuove tecnologie, giacché oggi le email sono normalmente consultabili ed anche inviabili dallo smartphone.
Benché la Corte sposi senza eccezioni tale principio, si registra una pronuncia che ha il pregio di operare un doveroso distinguo. Infatti, con la sentenza n. 36779 del 2011 le “molestie commesse col mezzo del telefono” sono state ritenute astrattamente configurabili anche tramite mail, quando sullo smartphone sia sincronizzato il proprio servizio di posta elettronica. Tale circostanza renderebbe infatti il messaggio più immediato e invasivo, al pari di un sms, e idoneo a cagionare nella vittima un notevole disagio emotivo o comunque un disturbo.

-dott.ssa Sabrina Grisoli-

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