Se il commercialista sbaglia, deve risarcire il cliente?

In generale, il professionista chiamato dal cliente a redigere la propria dichiarazione dei redditi, deve operare con la diligenza richiesta ai sensi dell’art. 1176 co. 2 c.c. (“Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata“).

Contribuenti contro commercialisti

In una pronuncia della Corte Suprema (8860 del 2011), un commercialista è stato condannato a risarcire il contribuente per aver commesso palesi errori nella compilazione della sua dichiarazione dei redditi. La Cassazione ha statuito che a questi andassero rimborsate le spese sostenute per l’espletamento di attività difensiva in sede tributaria svolta con l’ausilio di altro professionista, avverso la pretesa tributaria determinata dalla negligenza del commercialista.

In altro caso (Cass. 9916/2010), il professionista è stato condannato (a rimborsare al cliente metà della sanzione irrogata dal fisco) per avere effettuato una dichiarazione non supportata da idonea documentazione, di cui il cliente non era in possesso. A nulla è valsa la difesa del commercialista, secondo il quale la quale la contabilità del contribuente era molto disordinata: l’obbligo di diligenza avrebbe imposto di non effettuare appostazioni di costi se non sorretti da giustificativi.

Contribuenti contro il fisco

disegno di due mani, che con un lente di ingrandimento cercano di ingrandire quanto scritto sul un foglio che riporta l'intestazione "tasse"Per  Cassazione, n. 12472 del 21 maggio 2010, conferire l’incarico di tenere le scritture contabili e presentare la dichiarazione dei redditi a un professionista non esenta il contribuente da responsabilità qualora il commercialista violi la normativa tributaria. E pertanto non possono essere annullate le sanzioni irrogate in ragione dell’accertata violazione dell’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi e tenuta delle scritture contabili. In tale pronuncia si osserva infatti che la responsabilità del contribuente non si configura solo nei casi di dolo (inteso come volontà elusiva o evasiva della norma tributaria) ma anche di colpa. Nel caso oggetto di giudizio, colpa ravvisata in capo al contribuente per avere omesso ogni controllo sul commercialista in ordine alla effettiva esecuzione dell’incarico conferitogli.

In conclusione, ogni cittadino, sia professionista che semplice contribuente, deve tenere un comportamento volto al corretto adempimento delle norme in materia fiscale. L’ordinamento tributario, laddove violato, non scusa atti di leggerezza o imperiti, e richiede che la sanzione sia elevata a carico del responsabile, cioè il contribuente. Questi però potrebbe ottenere il rimborso, totale o parziale, di quanto sborsato a titolo di sanzione, dal proprio commercialista, laddove si dimostri che questo ha agito in violazione dei proprio doveri professionali o deontologici.

-dott.ssa Sabrina Grisoli, dott. Stefano Gazzella-

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