Si possono aprire nuove finestre nel muro condominiale?

L’art. 901 del codice civile detta i requisiti che devono avere le luci (aperture che consentono il passaggio di luce e aria, ma non l’affaccio).  La normativa citata si riferisce a situazioni nella quali la luce o la veduta siano aperte su mura di proprietà esclusiva, e i cui unici limiti consistono nel fatto di poter creare o meno un affaccio su una proprietà limitrofa.

Quando la luce sia aperta invece su un muro perimetrale che costituisce bene comune condominiale, l’articolo di riferimento è il 1102 del codice civile che, in tema di uso della cosa comune, sancisce che “ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto”.

l'immagine rappresenta il disegno di una finestra con vista su altri palazzi, in lontananzaIl caso

La Corte di Cassazione, con recente pronuncia (53/2014), ha affermato che ai sensi dell’art. 1102 codice civile, nessun divieto di legge osta all’apertura di nuove luci o vedute nel muro condominiale, perché tali operazioni né alterano la funzione cui il bene comune è destinato, né limitano o impediscono il diritto di godimento che gli altri condomini hanno nei confronti della stessa cosa.

Gli interventi di un singolo proprietario di immobile sul muro comune sono pertanto permessi, in quanto tali opere costituiscono espressione del legittimo uso delle parti comuni, e non incidono sulla destinazione del muro, bene comune ai sensi dell’articolo 1117 c.c. Per quanto riguarda altro aspetto, occorre lasciare impregiudicata la possibilità di esercizio concorrente di analoghi diritti per gli altri condomini, non limitando la fruizione di aria o di luce per i proprietari dei piani inferiori, non alterando la destinazione a cui il bene e’ preposto e rispettando i divieti di cui all’articolo 1120 c.c., (non pregiudicare la stabilità e la sicurezza del fabbricato, non pregiudicare il decoro architettonico o rendere alcune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condòmino).

-dott.ssa Sabrina Grisoli-

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