Danno Esistenziale da fumo passivo

Il Tribunale di Milano ha condannato il datore di lavoro a risarcire una dipendente con la somma di 10.000,00€ perché non in grado di far rispettare in azienda il divieto di fumo.

Il caso

La ripetuta esposizione al fumo passivo, dice il Giudice, ha inciso negativamente sull’ esercizio di diritti costituzionalmente garantiti come quello al lavoro: “Dalla ripetuta immagine stile cartone animato di una sigaretta accesaesposizione della ricorrente al fumo passivo è conseguita una situazione di disagio (per cefalea, difficoltà respiratorie e bruciore agli occhi). Tale permanente situazione di disagio a causa di un comportamento vietato da specifiche disposizioni di legge (legge 16 gennaio 2003 n.3 art. 51), causa di possibili gravi danni alla salute nel lungo periodo e comunque di manifestazioni di importante disagio nell’immediato, certamente si deve ritenere che abbiano inciso negativamente sull’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti quale è il diritto al lavoro (art.4) che consente la libera espressione della propria personalità nelle formazioni sociali (art.2)”.

Pertanto è stato ritenuto che il comportamento omissivo del datore di lavoro, a fronte di un comportamento vietato da specifiche disposizioni di legge, e nonostante le reiterate lamentele della dipendente, sia stato certamente determinante per la configurabilità di un danno non patrimoniale patito dal lavoratore.

-dott.ssa Sabrina Grisoli-

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