Limiti alla responsabilità genitoriale nella famiglia di fatto

Il diritto di esercitare le facoltà e adempiere ai doveri connessi alla responsabilità genitoriale può venir meno o essere limitato solo in caso di espresso provvedimento di un giudice che sia stato a tal fine adìto da uno dei genitori. Ma, in mancanza di tale provvedimento (oggi previsto e disciplinato dall’art. 316 co. 2 c.c.) la regola è quella del coesercizio della responsabilità, che permane anche in caso di separazione, divorzio, cessazione degli effetti civili del matrimonio e annullamento.

Tale regola è il frutto della recente riforma del diritto di famiglia (D. Lgs. 154/2013) che ha cercato di attuare una piena equiparazione dei figli legittimi a quelli naturali, e di tutti i genitori nei rapporti con i propri figli.

disegno stilizzato di una famiglia composta da papà, mamma e bambino sorridenti che si tengono per mano La normativa previgente

Definito l’obiettivo, si è provveduto ad espungere dall’ordinamento la disposizione di cui al vecchio art. 317 bis c.c., che prevedeva una grave limitazione per i genitori “naturali” nell’esercizio della responsabilità genitoriale. Infatti, in quel caso la regola era sì quella del coesercizio della potestà, ma solo fintantoché i genitori fossero stati entrambi conviventi con il figlio.

Diversamente, il genitore naturale non convivente con il proprio figlio non avrebbe avuto diritti verso di lui, permanendo l’esercizio esclusivo dei poteri relativi all’educazione e all’indirizzo della vita del minore in capo all’unico genitore con lo stesso convivente. Una norma questa palesemente ingiusta e di cui si lasciano immaginare le devastanti conseguenze in caso di cessazione della convivenza more uxorio tra due soggetti, circostanza in cui il genitore che si allontanava dalla casa famigliare rimaneva di fatto privato di ogni possibilità di partecipare alle decisioni rilevanti sulla vita del figlio.

Gli effetti della riforma

Oggi invece, anche in caso di cessazione di un rapporto more uxorio, l’esercizio della responsabilità genitoriale permane in capo ad entrambi i genitori “di fatto” anche se la loro relazione o convivenza sia cessata. L’operatività del principio è subordinato esclusivamente al previo riconoscimento, da parte del genitore, del figlio naturale. In questi termini, la nuova normativa pare risponda alle esigenze che si era prefissata di soddisfare, coerentemente individuate nelle prevalenti necessità dei minori e del loro diritto alla bigenitorialità.

-dott.ssa Sabrina Grisoli-

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