Il misterioso affare della depenalizzazione di 112 reati

Ci troviamo di nuovo alle prese con un allarmante messaggio che circola in modo virale sui social e i blog di tutta Italia: come avrete capito dal titolo di questo post, si tratta degli articoli di denuncia contro lo scriteriato colpo di spugna di ben 112 reati deciso dal Governo Renzi.
La notizia è arricchita da un preciso elenco di tutte le norme interessate, anche piuttosto gravi (come lo stalking, la truffa, la corruzione: cercando in rete troverete con facilità l’elenco completo).

Quello che non viene detto è che tale (presunto) provvedimento trova la sua fonte in una Legge delega, la n. 67 del 2014, la quale dava incarico al Governo (tra le altre cose), di riformare il sistema delle pene mediante depenalizzazione di alcune fattispecie di reato minori (art. 2),  l’abrogazioni di alcuni delitti e relativa introduzione di una speculare fattispecie di illecito civile (art. 2 co. 3) e l’introduzione di un sindacato del giudice penale in ordine alla “particolare tenuità” di un fatto costituente reato (art. 1 lett. m).

I tre interventi devono essere tenuti nettamente distinti

1) Con il primo (la depenalizzazione) si trasformano in illeciti amministrativi reati per i quali è già prevista la sola pena della multa, eccezion fatta per quelli che riguardano: edilizia e urbanistica; ambiente, territorio e paesaggio; alimenti e bevande; salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; sicurezza pubblica; giochi d’azzardo e scommesse; armi ed esplosivi; elezioni e finanziamento ai partiti; proprietà intellettuale e industriale.

Poi c’è un’altra serie di reati, prevista dal codice penale, che sarà trasformata in illecito amministrativo, ad es. le contravvenzioni previste dagli articoli 652 (“rifiuto di prestare la propria opera in occasione di un tumulto”), 659 (“disturbo del riposo delle persone”), 661 (“abuso della credulità popolare”), 668 (“rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive”) e 726 (“turpiloquio”).

C’è infine la trasformazione in illeciti amministrativi di alcune contravvenzioni punite con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, nonché del reato di immigrazione clandestina.

2) Il secondo attiene l’abrogazione di fattispecie delittuose minori, quali l’ingiuria (art. 594 c.p.) e l’invasione di terreni o edifici (art. 633 c.p.), in ordine ai quali la delega prevede la contemporanea istituzione di altrettante figure di illecito civile, e affida al Governo il compito di regolamentare la procedura con la quale la persona offesa potrà adire il giudice civile per ottenere il ristoro dei danni subìti.

disegno in bianco e nero di un omino che si gratta perplesso la testa , da cui esce un punto interrogativoNessun reato “grave” verrà depenalizzato o abrogato

3) Il terzo intervento governativo (dal quale è partito tutto l’equivoco che qui denunciamo) prevede l’introduzione nel processo penale di un istituto già esistente nell’ordinamento minorile ed in quello di competenza del Giudice di Pace, cioè quello della non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Quale causa di non punibilità, il nuovo istituto NON depenalizza i fatti di reato, ma semplicemente ne consentirà la rapida definizione, con decreto di archiviazione o con sentenza di proscioglimento, se il Giudice li riterrà, caso per caso, caratterizzati da una complessiva tenuità.

In questo modo si eviterà l’avvio di giudizi complessi e dispendiosi laddove la sanzione penale non risulta necessaria, ferma restando la possibilità, per le persone offese, di ottenere un serio ed adeguato ristoro dei danni subiti nella competente sede civile.
Ai sensi dell’art. 1 lett. m) della Legge 67/2014, il nuovo istituto si applica alle “condotte sanzionate con la sola pena pecuniaria o con pene detentive non superiori nel massimo a cinque anni”.

Ecco spiegato come è nata la famigerata lista: confondendo innanzitutto la depenalizzazione con il giudizio sulla tenuità del fatto, sostanzialmente vi sono stati inseriti tutti i reati la cui pena edittale nel massimo non è superiore a cinque anni!

Reati abituali e condotte reiterate: esclusione della particolare tenuità

Un’ultima annotazione: la non punibilità per la tenuità del fatto non si applica indiscriminatamente a tutti i reati puniti nel massimo fino a 5 anni. infatti la norma prevede che non potrà MAI accordarsi ai reati caratterizzati da abitualità e reiterazione delle condotte, per i quali cioè non basta una sola azione affinché si perfezionino.
E’ di tutta evidenza, quindi, che i procedimenti per il delitto di stalking, ad esempio, non sono toccati dalla riforma in commento, e per essi l’iter definitorio sarà quello classico.

-dott.ssa Sabrina Grisoli-

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