Buche stradali e diritto al risarcimento del danno

Le buche che tempestano l’asfalto capitolino ogni anno causano ingenti esborsi ai cittadini. Molti di noi sono stati coinvolti almeno una volta in questa spiacevole esperienza. Soprattutto dopo le piogge, in qualunque stagione, le corsie automobilistiche e pedonali diventano più simili a grandi groviere che ad arterie dei trasporti. Ed ecco che, attenti o distratti, a piedi o alla guida, ci finiamo dentro.

Ma a chi tocca ripagare i danni?

In realtà a seconda del tratto stradale interessato, usualmente, vi è un ente responsabile della sua sicurezza. All’interno della città è il Comune di Roma. La legge (art. 14, Codice della strada) infatti pone degli obblighi all’ente proprietario o gestore delle strade. Tra questi l’obbligo della manutenzione, pulizia e segnaletica.

una spiritosa vignetta in cui l'automobilista, per evitare le mille buche sul proprio cammino, trasporta l'auto a braccia, sopra la propria testa, con tutta la famiglia a bordoA ciò si aggiunga la generale responsabilità civilistica, così detta “responsabilità da cosa in custodia” (art.2051 c.c.). Tutte queste norme svolgono la funzione di imporre (almeno tendenzialmente) al proprietario di un bene il corretto utilizzo nonché di mantenerlo in buono stato, al fine di evitare che da questo possano derivare danni ai terzi. In tal caso, l’ente sarà chiamato a rispondere.
Ciò non vuol dire che qualunque sinistro derivante da buche o asperità del manto stradale o dei marciapiedi sia di per sé foriero di risarcimento. Anzi, l’utente della strada è chiamato a comportarsi diligentemente e a prestare un grado di attenzione adeguato alla specifica situazione. Perciò se piove dovrete rallentare ed arrestarvi in presenza di pozzanghere, in quanto potrebbero celare in profondità una vera e propria trappola. Questo almeno l’indirizzo ultimo seguito dalla Cassazione (4661/2015), che in tal modo ha disconosciuto il carattere di insidia (giustificante il risarcimento) finora attribuito alla buca.

Attenzione anche ai piedi

Lo stesso dicasi per i pedoni. I giudici sul tema sembrano infatti abbastanza fantasiosi. In alcuni casi hanno escluso il risarcimento perché l’incidente era occorso in una zona periferica ed evidentemente trascurata (si cfr. Cass. 999/2014). Pertanto l’utente avrebbe dovuto avvedersi dello stato generale dell’ambiente e prestare maggiore cautela. In altri, il criterio guida è stato il rapporto tra l’utente e il percorso incriminato. Infatti, se una persona quotidianamente ripete il medesimo tragitto, dovrebbe conoscerne i pericoli (si veda Cass. 4663/2015).

Discutibili o meno, queste sono le ardue sentenze. Certo non può pretendersi dal comune o dalla società di gestione un livello di attenzione e precisione minuzioso. Sarebbe infatti impensabile, in rapporto alle risorse umane, economiche e temporali. Ma anche noi malcapitati, incappati rovinosamente in una buca inaspettata, abbiamo bisogno di tutela.

Alcuni accorgimenti utili

Fotografate il punto, poco illuminato o a ridosso di una curva, di un dosso o di qualunque altra contingenza, che ha impedito di evadere il pericolo o di prevederlo. Ad esempio, percorrendo una strada ben curata, non è prevedibile una buca o un tombino leggermente sopraelevato. Certo che se la discontinuità è tale da potersi definire un “cratere”, sarà improbabile riuscire a dimostrarne l’imprevedibilità. Chiamate inoltre la pubblica autorità che provvederà a verbalizzare l’accaduto. Inutile ribadire il valore di questo accertamento che cristallizza le circostanze del fatto.

Ancora: annotate numeri e nomi dei testimoni. Infine preparate le perizie tecniche e mediche, se oltre ai danni materiali sussistono anche quelli personali. Il tutto andrà inoltrato all’Ente proprietario o gestore contestualmente all’istanza risarcitoria.
Mano allo smartphone dunque. Ma non durante la guida, mi raccomando!

-dott.ssa Silvia Crisopulli-

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