Cartella clinica e accesso ai dati sanitari

La cartella clinica è da sempre oggetto di grande attenzione da parte degli operatori del diritto, in quanto strumento deputato al trattamento delle informazioni utili alla cura del paziente e alla comunicazione dei propri dati sanitari.

Obblighi di conservazione

Prima di tutto, l’obbligo della sua conservazione come documento non è soggetto a limiti di tempo, in quanto è fonte di tutti i dati clinici certi riguardanti un paziente. Inoltre, costituisce l’unico strumento avente carattere di certezza per compiere eventuali anamnesi o ricerche mediche anche a distanza di lungo tempo.

La corretta declinazione, e il relativo bilanciamento, degli interessi in gioco si trova nel Codice della Privacy (d.lgs. 196/03), nel novero degli articoli che si occupano di definire il trattamento dei dati personali in ambito sanitario, cui viene dedicato l’intero Titolo V.

disegno stilizzato in bianco e nero di uno stetoscopio Problemi relativi alla privacy

Dopo aver stabilito, in via generale, che il diritto di accesso ai dati personali (art. 7) spetta ovviamente all’interessato, così come allo stesso spetta il diritto di opporsi al trattamento indesiderato, per l’ipotesi in cui questi sia deceduto si prevede specificamente che i suoi diritti (quindi sia positivamente di accedere che negativamente di impedire l’accesso) “possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione” (art. 9).

Il consenso al trattamento dei dati sanitari, reso mediante informativa, può anche essere orale, purché documentato mediante annotazione (art. 81), e solamente nei casi di emergenza può essere successivo alla prestazione in caso vi sia un rischio grave, imminente ed irreparabile o altrimenti l’impossibilità fisica o l’incapacità di intendere o volere o di agire (art. 82).

L’accesso ai dati sanitari da parte di terzi

Il diritto di accesso alle informazioni contenute nelle cartella clinica di altro soggetto, anche defunto, è ad oggi una tematica di stretta attualità, in special modo con riguardo all’esatta definizione delle modalità con cui attuarlo, anche e soprattutto in sede giudiziale.

Le richieste di visione o copia di cartella clinica da parte di soggetti diversi dall’interessato devono essere dunque giustificate dalla necessità o di far valere un diritto in sede giudiziaria di rango pari a quello dell’interessato in sede giudiziaria, o di tutelare una situazione giuridica altrettanto rilevante (art. 92).

Tale diritto, o situazione giuridica, del richiedente deve dunque consistere in un diritto della personalità o in una libertà fondamentale e inviolabile costituzionalmente garantita, che sia idonea a controbilanciare l’esigenza di riservatezza del soggetto titolare dei dati (o di altri che agiscono a tutela dei suoi interessi o per le ragioni di cui all’art. 9).

Ciò significa dunque che il giudice dovrà essere messo in grado di comprendere le esigenze di tutela che sostengono la richiesta di accesso a tali dati, e dunque il richiedente dovrà produrre idonea documentazione anche per provare il valore (necessariamente di rango costituzionale) dei diritti e degli interessi sulla cui base ha formulato la richiesta, portando quindi in primo piano la situazione concreta.

-dott. Stefano Gazzella-

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