Cenni su separazione coniugale e addebito

Prima di preoccuparci delle conseguenze della crisi coniugale vediamo di analizzare bene l’istituto dell’addebito e i rischi che derivano nel caso in cui ci venga “addebitata” la separazione.

L’art 151 c.c. prevede che il giudice, nel pronunciare la separazione, può dichiarare a quale dei coniugi essa sia addebitabile in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri coniugali.

Ma cos’è quest’addebito?

L’addebito è un giudizio di responsabilità effettuato dal giudice quando riscontra una condotta, da parte di un coniuge, contraria ai doveri nascenti dal matrimonio (tra i quali vi è l’assistenza morale e materiale, il dovere di contribuire al ménage familiare, l’obbligo di coabitazione, l’obbligo di contribuzione economica, l’obbligo di fedeltà).

Una volta accertata la violazione di uno degli obblighi coniugali il giudice dovrà accertare anche che il comportamento sia stato causa dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza ed è quindi importante che, tale comportamento, si sia verificato in costanza di convivenza e non dopo. Dovrà insomma essere causalmente collegato alla crisi famigliare, andando a costituirne unico e imprescindibile presupposto.

Infine, tale comportamento dovrà essere riferibile in modo consapevole e volontario a uno dei due coniugi che, ovviamente, dovrà essere quindi capace di intendere e di volere (rimane escluso l’addebito al coniuge con malattie mentali).
Effettuata questa premessa riguardo l’istituto dell’addebito in via teorica, passiamo ad analizzare i casi più curiosi.

Un variegato excursus di pronunce giurisprudenziali

disegno che rappresenta due piccoli personaggi, maschile e femminile, che litiganoLa Cassazione ha sancito che l’abbandono della casa coniugale non costituisce causa di addebito, se è determinato dalla “mancanza di una appagante e serena intesa sessuale” (Cass. 8773/2012).

Altra causa ritenuta dalla Suprema Corte giustificativa dell’abbandono della casa coniugale è stata quella costituita dai frequenti litigi domestici della moglie con la suocera convivente.

L’allontanamento dalla residenza familiare, ove attuato unilateralmente dal coniuge, cioè senza il consenso dell’altro coniuge, costituisce violazione di un obbligo matrimoniale ed è conseguentemente causa di addebitamento della separazione; ma non concreta, invece, tale violazione il coniuge se risulti legittimato da una «giusta causa», vale a dire dalla presenza di situazioni di fatto di per sé incompatibili con la protrazione di quella convivenza, ossia tali da non rendere esigibile la pretesa di coabitare.

Nella specie, la corte ha cassato la sentenza di merito che, addebitando la separazione alla moglie, non aveva ravvisato la giusta causa del suo allontanamento nei frequenti litigi domestici con la suocera convivente e nel conseguente progressivo deterioramento dei rapporti tra gli stessi coniugi (Cass. 4540/2011).

La Corte di Cassazione ha riconosciuto l’addebito al coniuge che tradisce l’altro e rende nota la sua relazione extraconiugale agli amici di famiglia (Cass. 21245/2010).

Recentemente, la Cassazione ha negato l’addebito della separazione al marito che si era reso fedifrago atteso che la moglie era contraria ad avere figli. In tale caso la Corte ha ritenuto che la reazione extraconiugale del marito fosse proporzionata all’omissione dei doveri coniugali da parte della moglie (Cass. 16089/2012).

Ancora, in una coppia che esercitava insieme attività imprenditoriale, è stata considerata causa di addebito la condotta del coniuge che pretendeva di prendere autonomamente le decisioni più rilevanti per l’azienda. Il comportamento dispotico del marito ledeva, in questo caso, il principio di pari dignità tra i coniugi (Cass. 8094/2015).

Il caso di un coniuge che spinto da estremo altruismo francescano ha donato mezzo milione di Euro di beni immobiliari al fratello, si è visto addebitare la separazione per violazione dell’obbligo di contribuzione economica (Cass. 23307/2014).

Costituisce senz’altro violazione dell’obbligo di assistenza morale, il comportamento del coniuge che parte con l’amante di turno mentre la moglie si sottopone a terapia antitumorale (Cass. 1893/2013).

Profili probatori

Essendo la prova molto difficile in questo campo, soprattutto quando si tratta di provare l’infedeltà coniugale, entrano in gioco una serie di elementi probatori che singolarmente non avrebbero alcun valore, ma unitariamente considerati possono condurre il giudice a considerare il fatto come provato.

Vengono, infatti, spesso ammesse prove testimoniali da parte di soggetti terzi, estranei alla coppia: tali dichiarazioni, secondo la Suprema Corte possono divenire valido elemento di prova se sono suffragate da altre circostanze oggettive e soggettive o da altre risultanze probatorie acquisite al processo che concorrano a rafforzarne la credibilità (la Corte ha affrontato questo aspetto anche nella su menzionata sentenza 21245/2010).

Presupposti 

Come potete notare i casi sono tanti e variegati, alcuni davvero peculiari, ma prescindendo dalla curiosità che suscitano è necessario tenere a mente i presupposti per l’addebito:

1. violazione obblighi coniugali;

2. violazione come causa della crisi coniugale;

3. comportamento cosciente e volontario del colpevole.

Se ponete in essere un comportamento che integra i tre presupposti sopra analizzati è molto probabile che incorrerete nella pronuncia di addebito col rischio, quindi, di vedervi costretti a versare l’assegno di mantenimento e di perdere ogni tipo di diritto successorio nei confronti del coniuge dopo  la sua scomparsa.

-dott. ssa Martina Colomasi-

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