Dare della “milf” a una collega può costituire giusta causa di licenziamento?

Milf, acronimo che sta per “mother i’d like to fuck”(madri con le quali passerei molto volentieri del tempo, magari nelle ore notturne), viene solitamente utilizzato per apostrofare donne tra i 40 e i 50 considerate appetibili sessualmente. Ebbene, non nasce come un vero e proprio insulto anzi, c’è chi lo ritiene perfino un complimento! Tuttavia non si può negare la natura sessista del commento suddetto nonché la sua insita volgarità.

Il caso

Il signor X, protagonista di questa storia, decisamente infastidito dalla condotta di qualche collega decide di pubblicare un post su facebook del seguente tenore letterale “Grazie coglioni! Beccare cash stando a casa a grattarsi il cazzo!! Very thanks!! Il pacco è riveder colleghe MILF arrapate con sti bacetti…odiose! Non vedono cazzo dall’89… cacciate sti 100 euro a qualche gigolò…Mortacci vostre”.

Risalta in modo inequivocabile una forte passione del signor X per la lingua inglese ma non solo. Il signor X è evidentemente stanco dei “bacetti” delle colleghe e decide di vendicarsi pubblicando il suddetto post in bacheca senza considerare che la stessa è accessibile ad amici e non, quindi a circa un miliardo di persone. Il signor X, a seguito della condotta suddetta, è stato immediatamente licenziato dalla società presso la quale prestava la propria attività lavorativa.

Quindi il signor X conveniva in giudizio la Società per vedersi dichiarato illegittimo il licenziamento in quanto il post da lui pubblicato non integrava, a suo dire, una giusta causa di licenziamento.

La decisione del tribunale

silhouette di gambe di donna su tacchi altiE’ interessante l’iter logico che ha seguito il Tribunale nel rigettare il ricorso del Signor X. Infatti, il giudice sostiene che la condotta posta in essere dal Signor X è idonea ad integrare il reato di diffamazione e, pertanto, è da considerarsi tanto grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Aggiunge il Tribunale che la locuzione “MILF”, lungi dal descrivere avvenenti signore dai 40 anni in su (come sostenuto dal Signor X) è ormai divenuto sinonimo di pornostar al termine della carriera, con evidente caratterizzazione negativa, sia in relazione all’attività del soggetto sia all’età avanzata in relazione alla professione medesima.

Il Signor X ha inoltre aggravato l’insulto facendo riferimento alla scarsa attività sessuale delle donne che, pur essendo dedite al meretricio, avrebbero comunque avuto necessità di pagare somme di denaro per intrattenere incontri carnali con uomini. A detta del giudice quindi la società non può tenere in vita un rapporto di lavoro con un soggetto che, solo in ragione di un’accoglienza troppo amicale da parte delle colleghe, le abbia sostanzialmente definite “vecchie prostitute senza clienti”.

L’insulto, volgare e sessista nonché potenzialmente visibile dal circa miliardo di utenti facebook, costituisce quindi una giusta causa di licenziamento e Mister X non solo non potrà essere reintegrato nel posto di lavoro ma dovrà pure sopportare le spese processuali alle quali è stato condannato dal giudice.

In conclusione, si consiglia di non sottovalutare mai le parole utilizzate nei social network e di tenere a bada l’istinto che troppo spesso ci porta a un’impulsività che produce danni irreparabili a livello economico e professionale.

-dott.ssa Martina Colomasi-

Be Sociable, Share!
Ti è piaciuto questo articolo?
Richiedi consulenza su questo argomento:

info@centrosarg.com

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condivisioni:
CrestaProject