NIVEA e NEVE: quando Biancaneve diventa argomento di proprietà intellettuale.

Si dice che non esistano in natura due fiocchi di neve identici, e di sicuro nessuno di loro ha mai avuto il benché minimo interesse a far valere in giudizio il proprio carattere distintivo giacché nessuno intende confutare tale tesi.

Diversamente, sta facendo parlare molto di sé una recente sentenza del Tribunale di Milano la quale ha riconosciuto al colosso Nivea una vittoria in primo grado nei confronti della Neve Cosmetics, con declaratoria di nullità del marchio “Neve” per uso illecito. Più nello specifico, si parla del pericolo di confusione, anche in particolare considerazione della rinomanza del marchio Nivea, e da quanto si può apprendere a riguardo (purtroppo non ancora dalla lettura diretta della sentenza in argomento), sembra sia stata rilevata attività di concorrenza sleale per atti di confusione, a causa dell’avvalimento da parte di Neve Cosmetics dei vantaggi derivanti dalla notorietà del marchio Nivea all’interno del mercato dei prodotti di bellezza.

immagine che raffigura il personaggio di Biancaneve di casa DisneyLa normativa applicabile

Andando a leggere l’art. 20 del Codice della Proprietà industriale, difatti, risulta che il titolare di un marchio registrato ne abbia l’uso esclusivo potendo vietare a terzi l’uso nell’attività economica di “un segno identico o simile”, qualora possa determinarsi rischio di confusione per il pubblico o altrimenti, in caso di rinomanza del marchio, se da ciò possa derivarvi o indebito vantaggio per il fruitore o altrimenti un pregiudizio per il titolare. Per questo motivo, dunque, vista l’affinità etimologica Nivea/Neve nonché la collocazione di entrambi i marchi all’interno dello stesso settore merceologico, il giudice di prime cure ha deciso di pronunciarsi circa l’invalidità del marchio Neve in ragione del difetto di quella “capacità distintiva” requisito essenziale del marchio.

Il concetto di capacità distintiva ha però sempre portato ad ampi dibattiti e riflessioni fra gli studiosi del diritto commerciale, nonché nell’applicazione pratica dei diritti di proprietà intellettuale viste le non poco rilevanti conseguenze di carattere economico. Inoltre, dal momento che l’impiego di un marchio che possa indurre confusione (nel pubblico, anche per induzione e/o in via subliminale) è anche il presupposto per l’ulteriore (e congiuntamente esercitabile) azione di concorrenza sleale, certamente tale concetto diventa di estrema rilevanza e richiede un’analisi accorta tanto per i presupposti di similitudine quanto per gli effetti di confusione, pregiudizio e indebito vantaggio citati.

Appare comunque chiaro che gli esiti di tale pronuncia saranno posti in discussione nel giudizio di secondo grado già preannunciato dalla soccombente Neve Cosmetics. Avremo cura di tenervi informati degli sviluppi e degli spunti che potranno derivare sin dalla lettura della sentenza (appena sarà disponibile!) viste le molte richieste di chiarezza a riguardo.

-dott. Stefano Gazzella-

Aggiornamento: la sentenza del Tribunale di Milano sul caso Nivea – Neve.

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