Nuovo reato di frode in processo penale e depistaggio: un primo commento

Con legge 11 luglio 2016, n. 133, entrata in vigore il 2 agosto 2016, il legislatore ha modificato la struttura del titolo III, libro II del codice penale, sostituendo integralmente il previgente art. 375 c.p. (circostanze aggravanti, ora trasfuso nel nuovo 383-bis c.p.) con il seguente:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da tre a otto anni il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, al fine di impedire, ostacolare o sviare un’indagine o un processo penale: a) immuta artificiosamente il corpo del reato ovvero lo stato dei luoghi, delle cose o delle persone connessi al reato; b) richiesto dall’autorità giudiziaria o dalla polizia giudiziaria di fornire informazioni in un procedimento penale, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito“.

La tecnica legislativa

La descrizione delle condotte tipiche rievoca inevitabilmente il dettame di altre disposizioni, che sono rimaste inalterate, e precisamente: per le condotte di cui alla lettera a), l’art. 374 c.p. (Frode processuale) e per quelle di cui alla lettera b), l’art. 371-bis (False informazioni al pubblico ministero o al procuratore della Corte penale internazionale) e 372 (Falsa testimonianza), anche se è da sottolineare che l’art. 375 c.p. opera solo con riferimento ai procedimenti penali e non anche per quelli civili e amministrativi.

Reato proprio dei pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio

Elemento innovativo sono invece i soggetti attivi del nuovo delitto: esclusivamente pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. La collazione delle norme previgenti nel nuovo testo, riferita ai soli p.u. o i.p.s., appare così espressiva della volontà del legislatore di aggravare le conseguenze sanzionatorie di taluni delitti contro l’amministrazione della giustizia esclusivamente in capo a tali l'immagine raffigura una montagna di carta uscita a strisce da un distruggidocumentisoggetti (la pena prevista dal nuovo art. 375 c.p. è infatti sensibilmente elevata, anche al netto delle aggravanti.

Si segnala peraltro che la pena dell’art. 374 è stata aumentata, passando da pene edittali da 6 mesi a 3 anni, a pene da 1 a 5 anni).

Circostanze aggravanti 

I commi 2 e 3 prevedono delle aggravanti, inerente in un caso la gravità della condotta di immutazione del corpo del reato e di cose e/o luoghi connessi al reato, nell’altro il maggiore disvalore per essere il reato compiuto in relazione ad altri delitti particolarmente gravi:

Se il fatto e’ commesso mediante distruzione, soppressione, occultamento, danneggiamento, in tutto o in parte, ovvero formazione o artificiosa alterazione, in tutto o in parte, di un documento o di un oggetto da impiegare come elemento di prova o comunque utile alla scoperta del reato o al suo accertamento, la pena e’ aumentata da un terzo alla metà“;

Se il fatto e’ commesso in relazione a procedimenti concernenti i delitti di cui agli articoli 270, 270-bis, 276, 280, 280-bis, 283, 284, 285, 289-bis, 304, 305, 306, 416-bis, 416-ter e 422 o i reati previsti dall’articolo 2 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, ovvero i reati concernenti il traffico illegale di armi o di materiale nucleare, chimico o biologico e comunque tutti i reati di cui all’articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, si applica la pena della reclusione da sei a dodici anni“.

Sempre in tema di aggravanti, la legge introduce il nuovo art. 383-bis, che determina dei sensibili incrementi di pena qualora dal fatto del reo sia derivata la condanna di taluno, riproponendo così una modalità sanzionatoria già operativa in ordine al delitto di calunnia (art. 368 c.p.):

Nei casi previsti dagli articoli 371-bis, 371-ter, 372, 373, 374 e 375, la pena e’ della reclusione da quattro a dieci anni se dal fatto deriva una condanna alla reclusione non superiore a cinque anni; e’ della reclusione da sei a quattordici anni se dal fatto deriva una condanna superiore a cinque anni; e’ della reclusione da otto a venti anni se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo“.

Attenuanti per chi si attiva per evitare l’evento o estreme conseguenze del reato

Il comma 4 del nuovo art. 375 c.p. prevede invece una attenuante: “La pena e’ diminuita dalla meta’ a due terzi nei confronti di colui che si adopera per ripristinare lo stato originario dei luoghi, delle cose, delle persone o delle prove, nonché per evitare che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, ovvero aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria
nella ricostruzione del fatto oggetto di inquinamento processuale e  depistaggio e nell’individuazione degli autori“.

Disposizioni simili si trovano altrove nel corpo del codice penale, ad esempio al secondo comma dell’art. 323-bis, nonché al di fuori di esso, come nell’art. 12 del T.U. immigrazione (D. lgs. 286 del 1998) comma 3-quinquies. In forza di tale previsione vengono”premiati” con uno sconto sulla pena irrogabile coloro i quali, dopo aver posto in essere le condotte criminose, abbiano un ripensamento e si attivino per impedire che il reato si perfezioni o comunque per coadiuvare la polizia giudiziaria nelle proprie funzioni ex art. 55 c.p.p., nonché collaborando con l’autorità giudiziaria.

Raccordo con altre fattispecie

Al comma 5 si prevede che le attenuanti generiche e quelle di cui all’art. 62 c.p., qualora siano contestate le aggravanti di cui ai commi 2 e 3, non possono essere ritenute prevalenti e nemmeno equivalenti, residuando tale possibilità solo in riferimento alle attenuanti di cui al comma 4 nonché degli artt. 98 ( minore degli anni 18) e 114 (concorso di persone) del codice penale.

A completare il quadro innovatorio, si segnala inoltre che è stato introdotto il nuovo art. 384-ter c.p., che estende la circostanza aggravante del 375 co. 3 c.p. e quella attenuante del 375 co. 4 c.p. anche ai delitti di cui agli artt. 371-bis, 371-ter, 372, 374 e 378.
Conformemente allo spirito della nuova circostanza attenuante, è stato novellato anche l’art. 376 c.p. (ritrattazione) che include l’art. 375 c.p. tra i reati in ordine ai quali può operare la causa di non punibilità.

Connota infine il particolare disvalore attribuito dal legislatore a tale fattispecie, la sua introduzione (ma solo nella forma aggravata dall’ipotesi di cui al co. 3) nell’elenco di quei delitti in ordine ai quali i termini prescrizionali sono raddoppiati ai sensi dell’art. 157 co. 6 c.p.

-dott.ssa Sabrina Grisoli-

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