Breve guida legale ai festeggiamenti del capo d’anno

Gli iconici giochi pirotecnici che siamo abituati ad ammirare in occasione di feste di paese o comandate possono essere anche molto pericolosi.

Ecco perché sono soggetti ad una ferrea disciplina per quanto riguarda la categorizzazione dei materiali da cui sono composti, nonché per la loro semplice detenzione e/o successivo utilizzo.
Tutti i prodotti pirotecnici autorizzati devono avere sulla confezione un’etichetta completa la stessa deve riportare: gli estremi ( Nr. protocollo e data ) del provvedimento del Ministero dell’Interno (per quelli non provvisti della marcatura CE) che ne autorizza il commercio; il nome del prodotto; la ditta produttrice il Paese di produzione e l’importatore, la categoria, le principali caratteristiche costruttive ( tra le quali il peso netto della massa attiva del prodotto esplodente) e una descrizione chiara e completa delle modalità d’uso, che devono essere seguite attentamente dall’utilizzatore.
I prodotti privi di un’etichetta regolamentare non sono in regola e sono da considerarsi “fuochi proibiti”, non essendo garantita né la loro provenienza né le caratteristiche costruttive e di funzionamento.

Fuochi artificiali e porto d’armi

Per alcuni prodotti pirotecnici da divertimento (IV categoria della classificazione di cui al Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635, modificato dal D.M. 9 agosto 2011) presenti sul mercato è addirittura necessario il porto d’armi: si tratta di prodotti per lo più professionali e comunque vendibili solo presso esercizi appositamente autorizzati dal Prefetto (mai ambulanti) a persone munite di specifiche licenze di polizia (porto d’armi, nulla osta all’acquisto, titolari di abilitazione ex art. 101 del Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773, T.U.L.P.S.) e devono essere denunciati all’Autorità di Pubblica Sicurezza (art. 47 del T.U.L.P.S.). Lo sparo, ove non configuri la realizzazione di uno spettacolo da autorizzare ex art. 57 del T.U.L.P.S., non può avvenire in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una pubblica via o in direzione di essa.
Altri prodotti (V categoria, gruppo C: ad esempio piccoli razzi, piccoli petardi, piccole combinazioni di tubi monogetto, piccoli sbruffi…) sono solo soggetti a denuncia all’Autorità di Pubblica Sicurezza. In entrambi i casi, il quantitativo di materiale che si può detenere presso la propria abitazione non può eccedere i 25 kg in peso lordo.

Prodotti “declassificati” o “di libera vendita” classificati tra gli esplodenti

Sono quelli appartenenti alla V categoria, gruppo D o E, e possono essere trovati in commercio presso supermercati, cartolerie, tabaccai e simili. Possono essere acquistati solo dai maggiori di anni 18 e per la V categoria gruppo D, e qualora si superi il limite di kg 5 netti, occorre effettuare denuncia del loro possesso alla Autorità di Pubblica Sicurezza. Presso la propria abitazione non possono essere comunque detenuti quantitativi eccedenti i 25 kg in peso lordo.

L’omessa denuncia alle Autorità

Integra la contravvenzione di cui all’art. 678 del codice penale, “Fabbricazione o commercio abusivi di materie esplodenti”. La disposizione si applica ai casi in cui siano coinvolte materie esplodenti dal carattere non micidiale, tra cui rientrano i giocattoli pirici capaci solo di arrecare molestie, e in generale tutte quelle sostanze “prive di potenzialità micidiale sia per la struttura chimica, sia per le modalità di fabbricazione, dovendo invece essere annoverate nella diversa categoria degli “esplosivi” – la cui illegale detenzione è sanzionata dall’art. 10 della L. n. 497 del 1974 – quelle sostanze caratterizzate da elevata potenzialità, le quali, per la loro micidialità, sono idonee a provocare un’esplosione con rilevante effetto distruttivo” (Cass. Pen. 32253/2009).

In Cass. Pen. sez. I, 12-07-2011, n. 40358, la Suprema Corte affronta la questione della detenzione illegale di materiale esplodente in un quantitativo superiore ai 5 kg senza averne effettuato denuncia, confermando la condanna in capo all’imputato per il reato di cui all’art. 678 c.p. Nella citata pronuncia traccia peraltro una netta linea di demarcazione con il reato di cui al successivo art. 679 del codice, “Omessa denuncia di materie esplodenti”, che prevede una pena, nel massimo, più lieve e la cui applicazione era stata invocata dalla difesa. Afferma al riguardo la Corte che: “Il reato di cui all’art. 679 c.p. si distingue da quello previsto dall’art. 678 c.p., perché mentre quest’ultimo è diretto a salvaguardare la pubblica incolumità in relazione ai pericoli che possono derivare dalla fabbricazione, importazione, trasporto o mera detenzione di materiale esplodente senza licenza o senza rispettare le condizioni di essa, il primo, invece, è diretto a rendere edotta l’autorità di pubblica sicurezza dell’esistenza in un certo territorio di materiali esplodenti o infiammabili, pericolosi per la loro quantità e qualità, così da metterla in condizioni di intervenire, indipendentemente dal possesso o meno della licenza in capo al detentore”.

L’utilizzo dei fuochi artificiali

I Regolamenti di Polizia Urbana dei singoli Comuni si occupano di limitare gli spettacoli pirotecnici, in virtù del richiamo al bene superiore della tutela dell’incolumità pubblica, e di sanzionare quelli che si svolgono in assenza di specifica autorizzazione.

Il Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Roma, ad esempio, all’art. 25 (“Accensione fuochi”) prevede che: “… L ‘accensione all’aperto di fuochi semplici o di artificio e pirotecnici potrà essere consentita di volta in volta dall’Amministrazione comunale in speciali circostanze“. E’ questo il caso della sopra citata autorizzazione ex art. 57 del T.U.L.P.S.: “Senza licenza dell’autorità locale di pubblica sicurezza non possono spararsi armi da fuoco né lanciarsi razzi, accendersi fuochi d’artificio, innalzarsi aerostati con fiamme, o in genere farsi esplosioni o accensioni pericolose in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una via pubblica o in direzione di essa. È vietato sparare mortaretti e simili apparecchi“. La violazione delle predette disposizioni comporta l’irrogazione di una sanzione amministrativa che va da un minimo di € 50 ad un massimo di € 300.

Sempre con riferimento alla cennata esigenza di salvaguardia della pubblica sicurezza, ma anche di tutela dell’ambiente e della serenità degli animali domestici, molti Comuni italiani stanno “vietando” gli usuali spettacoli pirotecnici dell’ultimo dell’anno.

Tra questi anche Roma, che con ordinanza sindacale 145 del 22 dicembre 2016 ha vietato l’esplosione, dal 29 dicembre sino alla mezzanotte del primo gennaio, di qualsiasi tipo di fuoco artificiale, pena la sanzione amministrativa da un minimo di € 25 a un massimo di € 500.

In realtà, avuto riguardo alla sopra delineata disciplina, sarebbe stato forse più corretto parlare di una speciale “sospensione” delle licenze da parte dell’Autorità locale nel caso di spettacoli sottoposti ad autorizzazione ex art. 57 T.U.L.P.S. (posto che tali eventi sono altrimenti sempre vietati), e di “divieto” solo con riguardo a quegli articoli pirotecnici che per via della loro esigua portata sono sottoposti al regime della “libera vendita” (per questi ultimi tra l’altro il divieto vige solo entro un raggio di 200 m dai centri abitati).

Comunque dobbiamo sempre cercare un lato positivo nelle cose, e anche se il divieto è assoluto, non disperino i fanatici delle luci: quest’anno guardino lo stesso il cielo, perché senza artifici le stelle saranno più splendenti che mai!

Buon Anno da tutto il Team Centro Sarg

Dott.ssa Sabrina Grisoli

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