La nuova definizione agevolata delle liti tributarie pendenti

L’art. 11 D.L. n. 50 del 24.04.2017

A seguito del grande successo riscosso dalla procedura di definizione agevolata dei ruoli affidati ad Equitalia, i cui termini di adesione sono spirati lo scorso 21 aprile, con la norma in commento sembra chiudersi il cerchio della definizione dei rapporti con l’Erario.

In risposta alla richiesta di Bruxelles di provvedere ad una manovra di correzione strutturale dei conti pubblici che coinvolgesse circa 3,4 miliardi di euro, il Governo ha varato il Decreto Legge n. 50, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 24 aprile 2017, nel quale, sulla falsariga di quanto previsto per le cartelle esattoriali, trova spazio una norma ad hoc che prevede la possibilità per i contribuenti di definire le controversie tributarie instaurate nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

Quali requisiti

Leggendo con più attenzione l’articolo 11 del citato Decreto si possono individuare i vincoli da rispettare per poter accedere alla procedura di cui in oggetto, nonché i benefici attesi.

Innanzi tutto si deve sottolineare che le liti definibili sono quelle in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, motivo per cui – almeno fino ad ora – risultano escluse le pendenze relative ai contributi previdenziali e assistenziali, così come i tributi locali gestiti in autonomia dai singoli Comuni (IMU, TASI e TARI).

Ininfluente, invece, risulta il grado di giudizio che vede coinvolte le citate controversie, in quanto è espressamente previsto che esse possono essere “… pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione …” sebbene debbano essere rispettati due requisiti fondamentali, ovvero che la costituzione in giudizio in primo grado della parte ricorrente debba essersi perfezionata entro e non oltre il 31 dicembre 2016 e che alla data di presentazione della domanda di adesione il relativo processo non possa considerarsi concluso a seguito di pronuncia definitiva.

Non assumono rilevanza, pertanto, né la notifica dell’atto impositivo né la notifica del ricorso, bensì il solo deposito presso la commissione tributaria adita, che, per non vedersi precludere l’accesso alla sanatoria, deve esser stato effettuato nel corso del 2016.

Gli effetti

Per quanto attiene ai benefici attesi per i contribuenti, la procedura in esame permette di chiudere ogni pendenza con l’Erario mediante il versamento di tutti gli importi di cui all’atto impugnato in primo grado, unitamente agli interessi da ritardata iscrizione a ruolo ex art. 20 del D.P.R. n. 602/1973, con specifica esclusione delle sanzioni ivi previste e degli interessi di mora di cui all’art. 30 del D.P.R. n. 602/1973.

Proprio con riferimento ai potenziali benefici di tale sanatoria si riscontrano le principali affinità con la precedente definizione agevolata riservata alle cartelle emesse da Equitalia in termini di risparmio delle sanzioni e degli interessi maturati successivamente al 60° giorno dalla notifica dell’atto impugnato.

Esclusioni

È bene, tuttavia, evidenziare che la norma in commento non prevede si dia luogo ad alcun rimborso delle somme già versate in pendenza di giudizio, si pensi ad esempio al “versamento del terzo” del tributo dovuto a seguito dall’instaurazione del contenzioso tributario presso le Commissioni Tributarie Provinciali.

Merita altresì attenzione la fattispecie in cui l’oggetto della controversia che si vorrebbe definire riguardi esclusivamente interessi di mora e sanzioni non collegati a specifici tributi, in quanto, in tal caso, con un ragionamento apparentemente illogico, l’Erario, per autorizzarne la definizione, richiede comunque il versamento del 40% degli importi in contestazione.

Ambito di applicazione

Prima di passare al commento degli aspetti procedurali previsti per l’accesso a tale sanatoria sia consentito un breve accenno anche alle controversie che espressamente non possono beneficiarne, ovvero quelle riguardanti anche in parte: i) l’Iva riscossa all’importazione, ii) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato e iii) le somme relative a particolari risorse iscritte nel bilancio dell’Unione Europea.

Aspetti procedurali

Da ultimo, per quanto concerne i termini procedurali, entro il 30 settembre 2017 ogni contribuente che ritiene siano rispettati i requisiti poc’anzi evidenziati dovrà presentare – nel rispetto di modalità attuative che saranno definite dall’Agenzia delle Entrate – una specifica domanda di definizione per ogni singola lite pendente che intenderà definire.

Per quanto attiene al versamento delle somme da liquidare all’Erario, esse, se di importo inferiore a duemila euro dovranno essere corrisposte integralmente in un’unica soluzione, mentre, qualora eccedano tale soglia, potranno essere versate in un numero massimo di tre rate, scadenti rispettivamente il 30 settembre 2017 per il 40% del totale dovuto, il 30 novembre 2017 per l’ulteriore 40% del dovuto ed il 30 giugno 2018 per il restante 20% del debito.

In conclusione si ricorda anche che, come consuetudine, le domande ricevute dovranno essere vagliate dall’Erario, pertanto, entro il 31 luglio 2018, potrebbero anche essere oggetto di apposito atto di diniego alla definizione, atto impugnabile entro 60 giorni dalla sua notifica dinanzi all’organo giurisdizionale presso cui risulta pendente la lite.

-Dott. Jacopo ruscio-

Be Sociable, Share!
Ti è piaciuto questo articolo?
Richiedi consulenza su questo argomento:

info@centrosarg.com

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condivisioni:
CrestaProject