Diritto di oblio e motori di ricerca (Pt. 1)

di: Dott. Stefano Gazzella

La definizione della fattispecie per la CGUE

In seguito alla sentenza “Costeja” o “Google Spain” della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (causa C-131/12) sono state tracciate le coordinate principali per l’applicazione del diritto di oblio nei confronti dei motori di ricerca.

oblio della mente dei sensi e della memoriaGli elementi essenziali affinché (anche) un motore di ricerca sia obbligato a cancellare determinati risultati riferiti ad una keyword che coinvolgano il soggetto istante sono stati individuati nel trascorrere del tempo e nell’assenza del “ruolo pubblico” dell’interessato.

È oramai ritenuto pacifico, difatti, che la permanenza di tali risultati sia idonea a produrre una rilevante ingerenza nel diritto alla riservatezza dell’interessato, legittimando dunque lo stesso ad ottenere (ove vi siano i presupposti) il relativo diritto di oblio.

Il ruolo dei Garanti Europei e l’intervento della CEDU

Nel 2014 le linee guida del WP29 (gruppo composto dai Garanti europei) hanno provveduto a fornire le ulteriori precisazioni in seguito adottate dalle Autorità Garanti nazionali ed integrate nelle removal policies dei motori di ricerca, incoraggiando l’adozione di un case-to-case approach che sapesse tenere conto del concreto bilanciamento degli opposti interessi in gioco nella scelta fra permanenza e rimozione.

Tale approccio era stato già richiamato nel 2012 dalla CEDU in sede di giudizio sui margini di applicabilità dell’art. 8 della Carta di Nizza (“Protezione dei dati di carattere personale”) con la causa Von Hannover c. Germania, in cui si fa esplicito riferimento al criterio distintivo del “contesto pubblico” e al correlato potere del singolo di influenzare la società (per approfondire, si rinvia a: “Libero Oblio in libero Stato (di informazione)” –

Il principio di stabilimento

Qual è il precipitato normativo e giurisprudenziale che si è andato a consolidare in materia di oblio e di attività dei motori di ricerca in relazione al diritto di libera circolazione delle merci e dei soggetti nell’Unione?

In seguito alla sentenza Costeja, la CGUE (Terza Sezione) si è pronunciata ulteriormente. Il 1 ottobre 2015 nella “causa C-230/14 Weltimmo“, ha ribadito la validità del c.d. principio di stabilimento, in forza del quale la direttiva 95/46/CE riguardante la libera circolazione dei dati e la tutela delle persone fisiche nel contesto del trattamento dei dati personali «consente l’applicazione della legge in materia di protezione dei dati personali di uno Stato membro diverso da quello nel quale il responsabile del trattamento di tali dati è registrato, purché il medesimo svolga, tramite un’organizzazione stabile nel territorio di tale Stato membro, un’attività effettiva e reale, anche minima, nel contesto della quale si svolge tale trattamento».

oblio della memoria tramite offuscamento dati sensibiliTale principio viene non solamente ribadito, bensì notevolmente rafforzato in un’ottica di tutela dei diritti dell’interessati, mediante l’art. 3 del Reg. UE 2016/679, il quale definisce l’applicazione territoriale del GDPR estendendola a tutti i trattamenti effettuati «nell’ambito delle attività di uno stabilimento da parte di un titolare del trattamento o di un responsabile del trattamento nell’Unione» , nonché a tutti i trattamenti riguardanti il monitoraggio dei comportamenti (attività di profilazione) e l’offerta di beni e servizi (attività di marketing) verso interessati «che si trovano nell’Unione», pur svolto da parte di soggetti non stabiliti nel territorio dell’Unione.

Al terzo comma, viene infine ribadita l’applicazione del GDPR per tutti i titolari soggetti al diritto di uno Stato membro in forza del diritto internazionale pubblico (ad es. in forza di un trattato internazionale).

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