Leggi d’estate: Il Signore degli Anelli-Le due torri

Avete mai riflettuto sui possibili risvolti giuridici contenuti nelle trame di film celebri? Quest’estate vi proponiamo la visione di alcuni di essi, e ne analizzeremo i profili di diritto con l’aiuto di alcuni esperti. Buona visione!

di: dott. Stefano Gazzella














“The Lord of the Rings”, di J. R. R. Tolkien, 1954.
Regia della trasposizione cinematografica di Peter Jackson, 2002.












Il secondo capitolo della saga de Il Signore degli Anelli, Le Due Torri, è caratterizzato da un marcatissimo richiamo al diritto commerciale: l’accorto giurista estivo avrà agilmente colto i molteplici spunti di fatto da cui non possono che emergere le seguenti questioni:

Qual è la natura giuridica della Compagnia dell’Anello?

Sin dal precedente episodio, uno dei fatti caratteristici e rilevanti per il diritto commerciale è la costituzione della Compagnia dell’Anello in Granburrone.

Essa parrebbe nient’altro che una joint venture, ovvero un accordo di collaborazione fra più parti per la realizzazione di un obiettivo comune con sinergia di risorse, know-how e suddivisione di rischi imprenditoriali.

Tale accordo è finalizzato dall’obiettivo di contrastare il crescente potere del dott. Sauron, già detentore di un monopolio in Mordor, il quale intende estendere il proprio impatto sul mercato. Lo stesso accordo, poiché non dà luogo ad un’indipendente persona giuridica, si può dire essere una joint venture di tipo contrattuale, con l’intento di suddivisione degli utili ma senza un’organizzazione corporativa interna, come peraltro dimostra la mancanza di un complesso di processi decisionali e/o gestionali (per approfondire: i fatti di Moria e l’incidente del Balrog; questioni giuridiche del recesso Baggins-Gamgee).

Con riguardo alla concreta capacità di tale accordo di farsi strada all’interno del difficile mercato della Terra di Mezzo, si evidenzia la presenza di una lettera di patronage da parte degli Elfi di Granburrone, la quale viene più volte impiegata da parte del
rappresentante di facciata della joint venture, il sig. Aragorn, presso le istituzioni locali con cui la Compagnia dell’Anello entra in contatto.

I molteplici illeciti compiuti nel corso dell’attività imprenditoriale del sig. Saruman

L’attività imprenditoriale intrapresa dal sig. Saruman (o, come è prassi per i titolari di attività d’impresa, dott. Saruman) è segnatamente connotata dalla commissione di una molteplicità di illeciti, anche di natura penale: i più gravi di questi rientrano peraltro nel novero dei c.d. reati presupposto per applicare la responsabilità degli enti ex d.lgs. 231/01, soprattutto in materia ambientale (richiamati dall’art. 25-undecies d.lgs. 231/01), nonché per i delitti di eversione dell’ordine democratico (art. 25-quater) e contro la personalità individuale (art. 25-quinquies, fra cui rientra il caporalato verso orchi e goblin).

Per non parlare poi della salute e della sicurezza del luogo di lavoro, totalmente trascurata nelle fabbriche di Isengard.

Insomma, brutto pasticcio per il dott. Saruman!

Al momento è in essere un commissariamento del complesso aziendale di Isengard da parte degli Ent, ma potrebbero delinearsi i presupposti per la condanna all’interdizione definitiva ai sensi dell’art. 16 comma 3 d.lgs. 231/01, in quanto “l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione di reati in relazione ai quali è prevista la sua responsabilità”.

Non ci si può esimere poi dal considerare anche l’aspetto civile dell’attività anticoncorrenziale svolta dal dott. Saruman tramite pratiche concordate con il dott. Sauron, le quali senz’altro potrebbero essere valutate come intese vietate dalla disciplina antitrust per l’effettivo impatto sul mercato rilevante de La Terra di Mezzo.

Ad ogni modo, il dott. Saruman potrebbe ben avvalersi di una posizione di vantaggio facendo notare la mancata adesione della Terra di Mezzo al Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, salvandosi così dagli interventi dell’Antitrust (ma non dai provvedimenti adottati dall’Entaconsulta).

“Il Bianco” come segno distintivo: il caso Saruman c. Gandalf


Sulla questione per cui il colore possa essere considerato un marchio, si è espressa la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sez. IX, con l’ordinanza 14.04.2016 n. 515/15 della causa Roland SE c. EUIPO-Christian Louboutin su cui si è pronunciata proprio sul rischio di confusione relativo all’utilizzo di un colore registrato con uno specifico codice pantone ed utilizzato su un particolare modello di scarpa stabilendo che “La somiglianza tra segni si può valutare sulla base di un solo elemento dominante unicamente nel caso in cui tutte le altre componenti del marchio siano trascurabili. Ove, invece, gli elementi del marchio complesso siano di pari importanza, la valutazione sulla confusione tra marchi deve basarsi sull’impressione generale prodotta dal marchio stesso.”.

In astratto, dunque, il rischio di confusione è configurabile se e solo se il colore acquisisce una capacità distintiva in relazione all’utilizzo che ne ha vincolato, nel tempo, il significato in relazione ad un determinato prodotto: così sembra essere per la distinzione degli Istari (gli stregoni) in marrone, grigio, blu e bianco.

Per l’impiego del segno distintivo “il bianco” da parte del sig. Gandalf, occorre valutare che il segno propriamente distintivo cui ricorre il sig. Saruman è, per effetto di un rebranding, il multicolore e non più il bianco.

Inoltre, nella promozione della propria attività, egli stesso sceglie per i propri Uruk-hai un marchio consistente in una mano bianca scegliendo pertanto una forma specifica e abbandonando l’utilizzo del solo colore.

Il colore bianco delle vesti, è opportuno ricordare, svolge la principale funzione di indicare il capo del Bianco Consiglio presso il pubblico dei consociati, e dunque per quanto già considerato in relazione all’abbandono del marchio da parte del sig. Saruman, e per la sua cessazione dall’incarico di capo del Bianco Consiglio, non pare sussistere alcun tipo di presupposto per cui possa inibire al sig. Gandalf
l’impiego del carattere distintivo “il Bianco”.

Anzi, parrebbe proprio che il sig. Gandalf sia unico soggetto legittimato all’impiego di tale marchio come indicazione della propria qualità di capo del Bianco Consiglio.

E voi, quali questioni giuridiche avete scoperto?

Al prossimo episodio!

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