Leggi d’estate: Il Signore degli Anelli-Il Ritorno del Re

Avete mai riflettuto sui possibili risvolti giuridici contenuti nelle trame di film celebri? Quest’estate vi proponiamo la visione di alcuni di essi, e ne analizzeremo i profili di diritto con l’aiuto di alcuni esperti. Buona visione!

di: dott. Stefano Gazzella








“The Lord of the Rings”, di J. R. R. Tolkien, 1954.
Regia della trasposizione cinematografica di Peter Jackson, 2003.






Solitamente si dice tertium non datur, ma non è questo il caso: sarebbe anzi un’ipotesi fastidiosa nel caso di una trilogia.

A tal proposito, l’accorto giurista estivo avrà certamente potuto notare che “Il Signore degli Anelli: il ritorno del Re” offre non pochi spunti di riflessione e di approfondimento tecnico.

Ad esempio, è possibile cogliere l’occasione per sciogliere l’annosa questione dell’eredita giacente di Isildur, nonché ragionare sia sulla qualifica soggettiva del “Portatore dell’Anello” che sul complesso di obbligazioni (e responsabilità) gravanti sui sigg.ri Baggins e Gamgee dipendenti dal loro viaggio per la Terra di Mezzo.

L’erede al Trono degli Uomini


Il sig. Aragorn, già noto ai più in quanto rappresentante della joint venture denominata “La Compagnia dell’Anello”, è protagonista di una particolare vicenda successoria nel rivendicare con successo l’eredità del defunto antenato Isildur.

Alla sua morte, difatti, il citato capostipite dei numenoreani o non aveva redatto alcun testamento o ne aveva redatto uno invalido per una particolare incapacità a disporre per testamento. Tale è la situazione descritta dall’art. 591, co. 2, n. 3) c.c. ovverosia quella relativa a tutti quei soggetti che, pur non dichiarati incapaci dalla legge, «si provi essere stati, per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci
di intendere e di volere nel momento in cui fecero testamento»
.

La giurisprudenza ritiene che tale prova può essere fornita con ogni mezzo ma al tempo stesso che «il rigore probatorio richiesto per annullare un testamento per incapacità naturale del testatore ai sensi dell’articolo 591 c.c., atteso che quest’ultima postula l’esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del “de cuius”, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi» (si cfr. Cass. Civ. Sez. II, sent. 23.12.2014 n. 27351).

Dunque possiamo ritenere che l’influenza malevola dell’Unico Anello costituisca una perturbazione sufficiente da cagionare l’invalidità di qualsivoglia eventuale disposizione testamentaria redatta dal de cuius Isildur.

Il difetto di testamento ha comportato una successione regolata interamente dalla legge, a beneficio della discendenza dinastica della linea di Isildur sino al fatto della mancata accettazione dell’eredità da parte dei Capitani dei Raminghi. Tale evento però non ha comportato alcun ostacolo per il sig. Aragorn, il quale, in forza dell’istituto della rappresentazione (art. 467 c.c.), ha la possibilità di subentrare nel luogo e nel grado del proprio ascendente in caso di mancata accettazione di eredità da parte di quest’ultimo.

Circa la questione che si possa realizzare un’eventuale devoluzione di beni allo Stato nel caso in cui l’eredità non venga stata accettata da alcuno (art. 586 c.c.) entro il termine prescrizionale di dieci anni dalla morte del de cuius (art. 480 c.c.), l’estinzione del Reame di Arnor sembra motivo sufficiente per rendere impossibile la realizzazione di tale ipotesi e, per un escamotage giuridico di non poco conto, si rafforzi la legittimazione del sig. Aragorn a succedere!

La qualifica soggettiva del Portatore dell’Anello


Premesso quanto già considerato circa le vicende proprietarie e possessorie dell’Unico Anello, si può ben considerare che tale soggetto sia titolare di una posizione di garanzia che trova la propria fonte nella negotiorum gestio, ovverosia da un atto unilaterale di gestione degli interessi altrui.

Tale figura emerge dall’evoluzione applicativa dell’art. 40 co. 2 c.p. per cui «Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo», caratterizzata dalla posizione di soggetti chiamati a rispondere per eventi che sono conseguenza di una loro condotta omissiva.

Nel caso dei precedenti Portatori dell’Anello (v. Isildur, Smeagol/Gollum, B. Baggins), l’interesse curato è evidentemente quello del dott. Sauron: qui la posizione di garanzia assunta consiste sostanzialmente in un obbligo di protezione dell’Unico Anello dalle altrui aggressioni alla sua integrità.

Nel caso del sig. F. Baggins, invece, la posizione di garanzia assume una diversa connotazione e diviene una posizione di controllo in quanto non è orientata alla protezione di un bene giuridico, bensì al controllo di una fonte di pericolo (i.e. l’Unico anello).

Il contenuto è specifico e riferito alla rosa di pericoli che trovano la propria origine dal rapporto con l’Unico Anello, comportando così un preciso obbligo di impedire eventi (ex multis, il riacquisto dello stesso da parte del dott. Sauron e tutte le spiacevoli
conseguenze correlate).

Regimi di responsabilità sulle obbligazioni assunte da Frodo e Samvise


Volendo invece analizzare le posizioni del sig. F. Baggins e del sig. Gamgee, appare di chiara evidenza che gli stessi abbiano inteso assumere un’obbligazione il cui contenuto è un obbligo c.d. di facere, ovverosia distruggere l’Unico Anello presso il Monte Fato.

Tale obbligazione ha fonte contrattuale negli accordi di Granburrone, ed è stata assunta da entrambi i soggetti in via solidale: pertanto, l’adempimento della stessa da parte di uno di loro libera entrambi dal vincolo (art. 1292 c.c.).

Dal momento che entrambi si sono impegnati offrendo le proprie prestazioni per il conseguimento di un determinato risultato, il momento dell’adempimento si realizzerà solo nel caso in cui l’Unico Anello verrà distrutto, non potendo avere alcuna rilevanza il solo, eventuale impegno o la diligenza profusa.

Nell’obbligazione c.d. di risultato, infatti, la prova di aver compiuto sforzi diligenti ed adeguati può essere impiegata solamente per essere esenti dalla responsabilità da inadempimento (in forza del combinato disposto degli artt. 1218 e 1176 c.c.).

Circa le responsabilità incombenti sui sigg.ri Baggins e Gamgee dipendenti dal loro viaggio, inoltre, è opportuno rilevare che essi stiano fuor di dubbio esercitando, già con il mero trasporto del malvagio manufatto, un’attività pericolosa, incorrendo così nell’applicazione del particolare regime di responsabilità dettato dall’art. 2050 c.c. per cui «chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno».

Insomma: i due hobbit dovranno prestare non poche cautele e aver cura di provarne l’efficace attuazione per fuggire alle eventuali (e cospicue) richieste risarcitorie per i danni cagionati in conseguenza del trasporto dell’Unico Anello.

Si conclude così una parte del “Diritto nel Signore degli Anelli”, opera che si destina sin d’ora a gloria futura, sempiterna e quanto mai ipotetica.

E voi, quale saga, episodio o film vorreste leggere con gli occhiali del giurista estivo?

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