Cos’è l’accesso civico?

di: avv. Sabrina Grisoli

L’accesso civico è un istituto introdotto nel nostro ordinamento nel 2013, per effetto del d. lgs. 33/2013,(c.d. “Decreto Trasparenza“)

Questo istituto dà il diritto a chiunque di richiedere documenti, dati o informazioni oggetto di pubblicazione obbligatoria sui siti istituzionali delle pubbliche amministrazioni tenute all’adempimento, inteso quale rimedio alla mancata osservanza degli obblighi di pubblicazione imposti dal legislatore

In base ad esso, è sancito che le Pubbliche Amministrazioni le quali, in base ad un preciso obbligo di legge, avrebbero dovuto pubblicare dati e documenti, ma non l’hanno fatto, possono essere ingiunte dal privato cittadino a fornire quanto omesso (cfr. art. 5).

L’istanza va indirizzata alla Pubblica Amministrazione che ha formato o che detiene l’atto, il dato, o più in generale l’informazione desiderata e, nello specifico, al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, figura istituita presso tutti gli Uffici pubblici.

Questa norma è stata recentemente oggetto di una significativa revisione ad opera del Decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”. mediante il quale il legislatore, in attuazione dei principi fissati dalla Legge n. 124/2015 “Delega al governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, c.d. Legge Madia, ha inteso adeguare la normativa italiana sulla trasparenza al modello c.d. FOIA (Freedom of Information Act), adottato da tempo sia a livello internazionale che europeo.

Per effetto di tale riforma quindi, ad oggi, nel nostro ordinamento esistono due tipologie di accesso civico, disciplinate congiuntamente nel nuovo articolo 5 del Decreto legislativo 33/2013 -così come modificato dal Decreto n. 97/2016, “Accesso civico a dati e documenti

La prima è disciplinata al comma 1 del citato articolo, e ricalca l’istituto originario dell’accesso civico, prendendo però il nome di accesso semplice.

Al c.d. “accesso semplice” si affianca una forma diversa ed autonoma di accesso, ovvero il c.d. “accesso generalizzato”.

Quest’ultimo rappresenta la massima espressione del diritto all’informazione del cittadino.

Il nuovo articolo 5 comma 2 del Decreto legislativo n. 33/2013 riconosce infatti a “chiunque” il diritto di accedere ad ulteriori dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, rispetto a quelli già oggetto di pubblicazione obbligatoria.

Il soggetto che può presentare istanza non è soltanto colui che vuole conoscere dell’organizzazione e delle attività della pubblica amministrazione e controllare il perseguimento dei fini istituzionali, ma anche colui che intende partecipare all’attività amministrativa e tutelare i propri diritti, potendo accedere ad ogni documento o dato detenuto dall’amministrazione.

L’istante non deve pertanto essere necessariamente titolare di un interesse qualificato come quello previsto per l’accesso agli atti di cui agli articoli 22 e seguenti della Legge n. 241/1990: infatti l’esercizio del diritto di accesso non è sottoposto ad alcuna limitazione soggettiva del richiedente, potendo invece trovare limitazioni esclusivamente nelle ipotesi tassativamente fissate dal legislatore (commi 1, 2 e 3 art. 5 bis).

Il diverso oggetto della richiesta nelle due tipologie di accesso civico

Mentre con l’accesso c.d. semplice si possono richiedere documenti, dati e informazioni oggetto di pubblicazione obbligatoria, l’accesso generalizzato non consentirebbe all’istante di poter richiedere ed ottenere dalla P.A. informazioni.

Il legislatore ha infatti escluso, formulando il comma 2 dell’articolo 5, Decreto legislativo n. 33/2013, la possibilità che le “informazioni” possano costituire oggetto di accesso civico generalizzato.

Non è possibile rinvenire una definizione legislativa che chiarisca la differenza tra dati e informazioni, ma si ritiene tuttavia che un dato sia il frutto di una trattazione e di un’elaborazione specifica di un’informazione grezza.

La ratio dell’esclusione delle informazioni tra gli oggetti di accesso generalizzato deriverebbe pertanto dalla consapevolezza che il rilascio delle suddette richiederebbe un’attività di rielaborazione da parte dell’amministrazione destinataria dell’istanza non compatibile con il carico di attività e di risorse a disposizione dell’amministrazione.

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