Sulla pubblicazione di foto di repertorio e lesione della privacy del minore

di: dott. Stefano Gazzella, consulente privacy e ICT


Già qualche tempo fa avevamo avuto modo di parlare della tutela della privacy dei minori nei servizi della società dell’informazione, cogliendo lo spunto da un provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali adottato sul tema della pubblicazione da parte di una testata online di una foto di repertorio di una minore.

Dopo quel caso, nel quale si ritenne illecito il trattamento dell’immagine del bambino mediante sua pubblicazione ed accostamento ad un articolo, il Garante è nuovamente intervenuto sull’argomento con il Provvedimento n. 478 del 16 novembre 2017

Il caso

La segnalazione da cui ha avuto origine l’intervento del Garante aveva ad oggetto una foto pubblicata da una testata giornalistica online (sia sul proprio sito web che sulla propria pagina social) come immagine di repertorio, a corredo di un articolo riguardante il caso di cronaca di una minore ridotta in schiavitù dal padre e venduta in sposa.

Tale fotografia, impiegata in forza di un accordo di licenza d’utilizzo del catalogo ANSA, era stata scattata nell’ambito di una manifestazione pubblica promossa da Amnesty International, “mai più spose bambine”, e ritraeva la figlia minore del segnalante vestita da sposa, nell’atto di infilare l’anello nuziale al dito di un adulto.

La pubblicazione della foto sulla pagina della testata online e sui social è stata effettuata con espresso riferimento alla fonte di repertorio mediante la dicitura “mai più spose bambine – Amnesty/ANSA”, e nel corso dell’istruttoria è stata rimossa dall’Editore, soggetto titolare del trattamento dei dati, pur senza riconoscere alcuna violazione dei diritti dell’interessata, in quanto la scelta della fotografia era stata effettuata per attinenza rispetto all’argomento dell’articolo e, dunque, nel legittimo esercizio di un’attività di cronaca su un fatto di interesse pubblico.

Credits: “Non identità personale [6]“, di P. Benedetti

E tuttavia il Garante ha ritenuto fondata la segnalazione, ravvisando che associare quell’immagine all’articolo in questione costituisse un trattamento illecito della fotografia (e dunque di un dato personale della minore: l’immagine), in quanto idoneo a ingenerare l’erronea convinzione che la minore ivi ritratta fosse protagonista di quel determinato fatto di cronaca, eccedendo quindi rispetto alla finalità originaria della raccolta nonché arrecando pregiudizio all’identità personale dell’interessata.

E’ bene ricordare che l’identità personale rientra nel novero dei diritti inviolabili riconosciuti dall’art. 2 Cost., consistendo specificamente nel diritto dell’individuo a veder tutelata la propria “proiezione sociale” da tutte quelle interferenze ed inesattezze che possano stravolgerne la personalità agli occhi del pubblico

I limiti imposti all’attività giornalistica

In tal senso, è coerentemente intervenuta a sua volta la c.d. “legge sulla stampa” (L. 8 febbraio 1948, n. 47) rispetto alle pubblicazioni giornalistiche. L’art. 8, infatti, impone al direttore e al responsabile di inserire «le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale», entro un termine che varia, da due giorni dalla richiesta per i quotidiani, e dal secondo numero successivo a quello oggetto di richiesta per i periodici.

Inoltre, il Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica all’art. 8 co. 1, impone al giornalista, salva l’essenzialità dell’informazione o la rilevanza sociale della stessa, di non fornire notizie o pubblicare «immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignità della persona», prevedendo una particolare tutela dei minori.

Credits: Les Amants, R. Magritte

«Al fine di tutelarne la personalità, il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, nè fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione» (art. 7 co. 1), anche in caso di fatti non costituenti reato (art. 7 co. 2), in quanto «Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovrà farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell’interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla “Carta di Treviso”» (art. 7 co. 3) fra cui, ad esempio, misure come l’offuscamento del volto idonee a prevenirne l’identificazione.

Immagini di minori estranei a fatti di cronaca

Proprio in relazione a tali ultime disposizioni, se sussistono tali tutele per minori coinvolti in fatti di cronaca, a maggior ragione almeno le medesime tutele dovrebbero essere applicate nei confronti del trattamento dei dati di minori che, come la figlia del segnalante, ne sono totalmente estranei.

La non pertinenza dell’immagine con i fatti di cronaca ha così portato il Garante a valutare l’illiceità del trattamento per violazione del principio di correttezza (art. 11 co. 1 lett. a) del Codice Privacy), mentre la mancata adozione di tecniche atte a prevenire l’identificazione dell’interessata è stata invece ritenuta una violazione del principio di necessità (art. 3 del Codice Privacy), in quanto tali modalità (meno lesive della riservatezza della minore) avrebbero comunque consentito il raggiungimento delle finalità del trattamento svolto dalla pubblicazione della foto di repertorio.

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