Giustizia sociale e principio di uguaglianza

di: avv. Sabrina Grisoli

20 febbraio giornata mondiale giustizia sociale logo

La giustizia sociale è un concetto che descrive il principio basilare della coesistenza pacifica e prosperosa degli individui all’interno e tra le Nazioni.

Tale espressione esprime l’aspirazione all’uguaglianza di genere o i diritti delle popolazioni indigene e migranti, alla rimozione delle barriere che le persone affrontano a causa del genere, dell’età, della razza, dell’appartenenza etnica, della religione, della cultura o della disabilità.

Il 26 novembre 2007, con la Risoluzione A/RES/62/10, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 20 febbraio come Giornata Mondiale per la Giustizia Sociale.
Ogni anno in questa data, l’ONU invita gli Stati Membri a dedicare questo giorno alla promozione di attività nazionali coerenti con gli scopi e gli obiettivi della promozione dello sviluppo e della dignità umana.

“Con l’aumento dell’esclusione e dell’ineguaglianza, dobbiamo rafforzare il nostro impegno per garantire che tutte le persone, senza discriminazione alcuna, abbiano accesso alle opportunità di miglioramento della vita propria e di quella altrui.” (Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite).

La celebrazione della Giornata Mondiale per la Giustizia Sociale dovrebbe sostenere gli sforzi della Comunità Internazionale volti all’eliminazione della povertà, alla promozione dell’impiego per tutti e del lavoro dignitoso, all’uguaglianza di genere e all’accesso al benessere sociale e alla giustizia per tutti.

Purtroppo il 20 febbraio è ancora occasione per ricordare al mondo che esiste un profondo divario non tra classi sociali, ma più semplicemente tra chi ha e chi non ha.

In occasione del Forum Economico Mondiale, tenutosi quest’anno a Davos il 22 gennaio, l’organizzazione umanitaria OXFAM ha diffuso il suo nuovo rapporto: “Ricompensare il lavoro, non la ricchezza“, e avverte che “l’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%” (dati OXFAM).

Il principio di uguaglianza rappresenta il principio per eccellenza sotteso al divieto di ogni forma di discriminazione.

L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini” (art. 2 TUE).

Il campo del lavoro, e più in particolare l’aspetto relativo alla parità di trattamento tra i lavoratori e la non discriminazione in base al sesso, è uno di quelli dove trova maggiore applicazione in campo europeo il principio di eguaglianza espresso dall’art. 2 del Trattato.

L’adozione della Dichiarazione sulla Giustizia Sociale per una Globalizzazione Giusta da parte dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) è solo uno degli esempi recenti dell’impegno del sistema delle Nazioni Unite per la giustizia sociale.

“Non tener conto delle ineguaglianze di fatto significa lasciare pieno gioco ai rapporti di forza” (Alain Supiot)

La Dichiarazione mira a garantire risultati giusti per tutti attraverso il lavoro, la protezione sociale, il dialogo sociale nonché i principi ed i diritti fondamentali del lavoro.

«La discriminazione è una disparità di trattamento che non è giustificata. L’uguaglianza non è una competenza, ma un principio generale che “taglia trasversalmente” tutto il diritto dell’Unione» (V. Piccone).

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione ha inserito la non discriminazione tra i diritti fondamentali della persona (art. 21), e ha statuito, al successivo art. 23, che «la parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione» precisando, tuttavia, che «il principio della parità non osta al mantenimento od all’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato».

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