Il diritto all’oblio è ancora valido?

Sono passati cinque anni da quando si è parlato per la prima volta di diritto all’oblio dei propri dati online con il ‘Right to Be Forgotten’ e dal 2018 il GDPR Europeo regola attraverso gli articoli 17, 21 e 22 il modo in cui i nostri dati personali vengono raccolti nel mondo digitale e come possiamo richiederne la rimozione.
Oltre al trattamento illecito dei dati personali o alla raccolta senza autorizzazione, il titolare dei dati – dunque un comune utente del web – può richiedere anche la cancellazione di tutti i dati presenti in rete, il ché si traduce più semplicemente nel chiedere ai motori di ricerca come Google di cancellare ogni parte di dato e ogni foto relativa ad una persona.

Come funziona il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio regolato dalla legge del 2014, la Right to Be Forgotten appunto, e definito come “il diritto alla cancellazione” ai sensi delle leggi del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell’UE, ha fatto molto discutere, così come la legge sul copyright, ma è stato un passo fondamentale per proteggere i diritti digitali dei cittadini. Naturalmente non si tratta di censura, ma della volontà di un privato cittadino di porre rimedio alla costante diffusione e proliferazione dei propri dati personali. Il RTBF, il GDPR e i relativi articoli, compresi i decreti promulgati da ogni stato membro, sono attuabili e valide solo in Europa, dunque il cittadino Europeo che richiede la rimozione dei dati personali e un delisting completo (oltre a presentare la richiesta formale al motore di ricerca con lista completa di URL) avrà successo solo nei confini – se pur virtuali –dei siti europei.

Alcune statistiche

Secondo Google, dall’introduzione del diritto all’oblio le richieste da parte di cittadini europei hanno riguardato principalmente la cancellazione di dati come le informazioni personali (professione, attività…) ma anche trasgressioni e crimini. Mediamente sono state accettate quasi la metà delle richieste di delisting presentate (il 44.5%) con picchi di 92.6% di richieste accettate quando si tratta di informazioni personali e dati sensibili. Il maggior numero di richieste è arrivato dalla Francia, seguita dalla Germania. Solo il 8.7% delle richieste arriva dall’Italia. E mentre si presume che la maggior parte delle persone che vuole essere dimenticata da Google siano personaggi pubblici (e il loro passato), in realtà la percentuale più alta di richieste (84%) arriva da privati. Il report completo lo trovate qui.

Cosa fare per proteggerci

Se un privato cittadino ritiene di essere stato danneggiato dai dati diffusi online o ritiene di voler vedere cancellata ogni suo informazione digitale può appunto richiede il delisting affidandosi alle leggi sopra citate. Nella vita di tutti i giorni però possiamo ricorrere anche ad altri strumenti per cercare di arginare la diffusione delle nostre informazioni:
  • Usare browser sicuri come DuckDuckGo
  • Attivare reti protette come le virtual private network. Esistono anche VPN con server italiani
  • Proteggere i propri dati con account sicuri (password univoche)
  • Evitare condivisioni sui social di foto personali
  • Attenzione ai siti visitati e a cosa ci si iscrive
Naturalmente queste sono alcune regole di base che ogni utente del web dovrebbe seguire per tutelare i propri dati ed evitare spiacevoli sorprese.

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